invito mostra "sguardi"

Valentina Talamonti nelle sue “Metamorfosi”, opere digitali che assumono una profondità artistica tridimensionale, ripercorre il cammino dei suoi viaggi come se attraversasse un unico mondo, i paesaggi sognanti o accidentati della sua esistenza, restituendo a chi guarda un’immagine originale in quanto unica.
Apparentemente la biografia dell’autrice può sembrare estranea a queste opere, ma in realtà è proprio la sua capacità di “sciamana” della sua vita a integrare le sensazioni percepite, gli sguardi colti in ogni luogo con curiosità d’antropologa, alle sue esperienze lavorative. Per anni vitalissima insegnante che ha consegnato a miriadi di ragazzi la chiave per riscattare la loro condizione sociale in modo creativo, per poi tuffarsi a capofitto, sotto il segno dell’Ariete, nella solitudine comunitaria del web, cucendo tecnologia e soluzioni con le mani fantasiose di una costumista teatrale.
Le opere di Valentina Talamonti sono un palcoscenico in cui si fondono commedie e drammi, ironia e umanità. Che sia la preghiera assorta di un monaco in un tempio del Laos o la fatica antica di una madre africana, o delle mani che suonano un telaio come un’arpa birmana, tessendo fili dal Messico al Sud Est asiatico. Coglie segni sui muri assolati del Mediterraneo, o corre su ruote di bicicletta che superano ogni confine, da Berlino alle quattrocentesche e familiari colline marchigiane. Per dirla con Antonella Marrone, che ha scritto di lei, nelle sue metamorfosi “la globalizzazione è in uno scatto fotografico”.

Ma la fotografia scattata in partenza e continuamente frammentata, dislocata e trasformata, non è solo un ricco taccuino di viaggio, è anche il periscopio per un’indagine interiore, cala in profondità nella psiche, emerge con rabbia contro ciò che cerca di frenare la vita, vincendolo.

E alla fine, sulla scena mutevole della rappresentazione, l’occhio di Valentina osserva gli spettatori, nascosto.

Natalia Lombardo